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May 08 la gioia del risveglio Questa mattina mi sono svegliata alle cinque per fare pipì. La finestra del bagno era stata dimenticata aperta e io, con gli occhi chiusi e incrostati dal sonno, mi sono fermata ad ascoltare. Alle cinque del mattino ogni rumore umano è sovrastato, annullato dai rumori della natura. La casa e la strada tacciono e sembrano ascoltare anche loro in religioso silenzio. Il cinguettio degli uccellini era assordante, sembrava che ce ne fossero migliaia appollaiati proprio sul davanzale del mio bagno. Ognuno con la sua intensità, ognuno con la sua tonalità, la sua frequenza, amalgamati in un concerto perfetto. Si sentiva anche il canto di un gallo, forse lo stesso che per qualche inspiegabile motivo d'estate canta alle due di notte. Alcuni cani abbaiavano, avevano visto muoversi qualcuno o volevano semplicemente attestare la loro presenza. Da più lontano giungevano altri rumori, indistinguibili al mio orecchio non ancora del tutto sveglio, ma che facevano parte anch'essi di questa meravigliosa melodia mattuitina. Tutto ciò, per qualche inspiegabile motivo, mi ha fatto pensare a mia nonna, a quando dormivo da lei e mi svegliavo presto per prendere la corriera; a come la stanza si riempisse di pulviscolo dorato non appena lei socchiudeva le imposte per farmi capire che era ora di iniziare la giornata; a quando d'estate mi alzavo e uscivo scalza nell'erba per cercarla. Poi sono tornata a letto e mi sono riaddormentata di schianto. April 07 Isidora©2007-2009 ~m8p All'uomo che
cavalca lungamente per terreni selvatici viene
desiderio d'una città. Finalmente giunge a Isidora, città dove i palazzi hanno scale a chiocciola incrostate di chiocciole marine, dove si fabbricano a regola d'arte cannocchiali e violini, dove quando il forestiero è incerto tra due donne ne incontra sempre una terza, dove le lotte dei galli degenerano in risse sanguinose tra gli scommettitori. A tutte queste cose egli pensava quando desiderava una città. Isidora è dunque la città dei suoi sogni: con una differenza. La città sognata conteneva lui giovane; a Isidora arriva in tarda età. Nella piazza c'è il muretto dei vecchi che guardano passare la gioventù; lui è seduto in fila con loro. I desideri sono già ricordi. (Italo Calvino, "Le città invisibili") March 11 ringraziamenti Se le persone credono che la matematica sia difficile è solo perché
non si rendono conto di quanto complicata sia la vita.
John von Neumann (1903-1957) Così si apre la mia tesi, che questa mattina ho finalmente portato a stampare. Ormai il più è fatto, anche se mi aspettano altri 13 (!!!) giorni in cui dovrò preparare la presentazione e poi l'ansia mostruosa della discussione... Nella mia copia personale della tesi ho aggiunto i ringraziamenti, troppo personali per finire anche nella copia per la biblioteca, sotto gli occhi di tutti. Ringraziamenti: Con questa tesi si chiude un periodo molto importante della mia vita. In questi anni sono cresciuta, sono cambiata, ho incontrato persone, ho fatto esperienze. Il mio percorso accademico non è stato privo di difficoltà, di indecisioni, di ripensamenti. Proprio per questo motivo voglio dedicare questa tesi innanzitutto a me stessa, per essere riuscita ad arrivare fino in fondo, dimostrando una ostinazione e una forza di volontà della quale sono sprovvista in molte altre circostanze. La seconda dedica va a una persona che ho amato molto e che vorrei fosse ancora qui con me per abbracciarmi come solo lei sapeva fare. Una persona che è stata e continua a essere per me un modello, un esempio di quello che vorrei diventare. Vorrei che la nonna Rita potesse vedermi ora ed essere orgogliosa di me. L'ultima dedica è per la mia famiglia: senza di loro sarei persa come una zattera alla deriva. Loro sono il mio riferimento per ogni cosa, il mio sostegno, la mia guida. Vorrei ringraziare tutti i professori che sono riusciti a trasmettermi qualcosa di più delle nozioni che riguardavano la loro materia. In particolare ringrazio il professor Francesco Argante, che con la sua passione per la matematica ha saputo accendere la scintilla e ha sempre creduto in me. Ringrazio il professor Erich Häusler della Justus Liebig Universität di Giessen per essere riuscito a riconciliarmi con il calcolo delle probabilità; se non avessi seguito le sue lezioni difficilmente avrei scelto di scrivere due tesi in questa materia. Ringrazio anche il professor Paolo Vidoni, che ha continuato a stimolare il mio interesse in questo ambito e con pazienza e disponibilità mi ha seguito durante la stesura di entrambe le tesi. Vorrei ringraziare anche le persone che per un periodo più o meno lungo di tempo hanno incrociato il loro cammino con il mio e hanno portato qualcosa di positivo. Sono tante e non posso citarle tutte. Grazie a Giulia, perché è l'altra me stessa, il mio complementare rispetto all'universo, ma allo stesso tempo abbastanza simile per potermi capire meglio di quanto io riesca a capire me stessa. Grazie a Valentina, perché la sua amicizia dura da venticinque anni e la sua sincerità e schiettezza mi costringono sempre a confrontarmi con me stessa. Grazie a Anna, perché mi ha fatto sentire importante e perché da lei ho imparato molte cose: raramente un'amicizia è stata così profonda e mi dispiace sinceramente per quello che è successo. Grazie alle "matematiche" per il supporto che ci siamo date a vicenda in questi anni, a partire dagli appunti scambiati fino alle nostre memorabili cene. Grazie anche ai "matematici", perché ognuno di voi mi ha lasciato qualcosa di speciale. Grazie a Nelja per essere stata la stella che mi ha guidato fuori dal mio guscio e a tutti gli altri ragazzi conosciuti a Giessen. Grazie a Paolo, perché c'è in ogni momento. Quando sono allegra e quando sono triste, quando sono dolce e quando sono acida, quando mi voglio divertire e quando mi commuovo; che io abbia bisogno di una spalla su cui piangere, di un compagno di giochi o di un revisore di pubblicazioni scientifiche, so che posso contare su di lui. Grazie a Paolo, perché è esattamente della mia misura, come io sono della sua. March 01 vuoti a rendereUn tipico "film da Visionario", di quelli che escono nella sala Eden (circa 30 posti) e che se non stai attenta sparisono dalla programmazione prima che tu possa anche solo pensare di andarlo a vedere. Un film che viene dalla Repubblica Ceca e che come molti altri film, lontani dalle grandi produzioni inglesi o americane, porta con sè atmosfere inedite e particolari... Un film che (citando Paolo) se avesse avuto Sean Connery al posto di Zdenek Sverak sarebbe stato probabilmente un grande successo e che invece arriva come film di nicchia, pur essendo stato premiato in diversi festival internazionali. "Joseph è un insegnante di sessantacinque anni che non va più d'accordo
con la scuola e si ritira, ma, incapace di starsene tutto il giorno in
casa con la moglie, si ricolloca prima come corriere su due ruote e poi
come responsabile del ritiro delle bottiglie vuote in un supermercato.
Nonostante lo scetticismo della consorte, il lavoro non solo non lo
umilia ma, al contrario, lo appassiona e i clienti lo incuriosiscono al
punto che – complice una naturale predisposizione alla fantasticheria -
Joseph comincia ad intromettersi nelle loro vite." ![]() Questo film mi ha fatto riflettere su alcune cose. La prima è la natura dei rapporti umani, in particolare quelli tra marito e moglie, e la sua evoluzione nel tempo. Josef e la moglie sono una coppia che festeggia il 40 anniversario di matrimonio. 40 anni insieme. Come evolve l'amore in 40 anni? Come si passa dal sentimento di intensa passione all'affetto/abitudine che spesso caratterizza le coppie di lunga data? Provo sempre molta tenerezza di fronte a coppie di anziani felici, perché mi sembra così bella l'idea di attraversare tutte le vicissitudini di una vita accanto ad un'altra persona e sostenersi nel passare degli anni... Credo che ogni fase dell'amore sia meravigliosa. Lo è quella che io stessa sto vivendo ora e lo sarà quella che, spero, vivrò fra 40 anni. Il film mi ha fatto capire che non si deve mai dare nulla per scontato, che i piccoli gesti d'affetto e di attenzione sono necessari anche dopo tanti anni, anzi forse soprattutto dopo tanti anni... Un'altra cosa che mi ha colpito è stata la capacità di reinventarsi di Josef, la sua necessità di non fermarsi. Eli: "Hai tutti quei libri che hai comprato per quando saresti andato in pensione... Quando li leggerai?" Josef: "Durante il tramonto della vita." Eli: "Ma noi siamo al tramonto della vita, Josef." Josef: "Niente affatto, ora siamo nell'autunno della vita. Il tramonto verrà dopo." La curiosità, la ricerca, la vitalità non si devono mai fermare, bisogna sempre tenersi attivi, sia intellettualmente che fisicamente. E soprattutto bsogna avere il coraggio di c a m b i a r e. La ricerca della felicità è un processo costante, in continuo divenire, non esiste una felicità assoluta che può essere raggiunta, ma solo felicità relative e contestuali (ricordo di averne già parlato in un altro post), obiettivi mutevoli nel tempo ai quali dobbiamo costantemente tendere. La f e l i c i t à è nella r i c e r c a. La frase che mi è rimasta più impressa è quella che Josef pronuncia quando decide di abbandonare l'insegnamento. "Ho deciso, io me ne vado. Perché qui non sono più felice." |
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